Aramis Gianini

Data di nascita: 07.07.1995
Distretto di Provenienza: Bellinzona

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“Il Socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro”.

Pietro Nenni

 

Descrizione:

La mia avventura in questo bellissimo e troppo maltrattato mondo è iniziata il 7 luglio di 20 anni fa a Locarno, ma vivo e sono cresciuto in un bellissimo Comune baciato dal sole e risparmiato dal traffico: Cadenazzo.
Dopo asilo, elementari e medie mi sono lanciato nell’avventura liceale. Purtroppo però io e la matematica non siamo mai stati molto amici e questo, sommato alla poca consapevolezza di quegli anni, ha compromesso quella strada. Il mio obiettivo però era chiaro: occuparmi di questioni internazionali, e dunque frequentare l’università! Ho scelto dunque di iniziare una formazione professionale come impiegato di commercio con maturità integrata presso una tipografia del bellinzonese. Esperienza, questa, che si è conclusa il giugno scorso con il superamento degli esami, il raggiungimento della Maturità e tante soddisfazioni!
La musica è una passione che mi accompagna da quando ero un paffuto pargoletto. È il mio papà trombettista che mi ha trasmesso questo interesse, e a nove anni ho seguito le sue orme iniziando a suonare la tromba nella banda del paese insieme ad arzilli musicisti un po’ sbandati. Nel 2014 ho fatto parte del gruppo di lavoro che ha fondato la nuova “Musica di Cadenazzo”, assumendo la carica di Vice-Presidente. La musica è una passione che mi accompagna ancora oggi insieme a quelle per la mountain bike e per l’hockey.
Nel futuro più immediato prevedo di svolgere il mio servizio civile e di fare un’esperienza all’estero come volontario in seno ad un progetto di cooperazione allo sviluppo. Vivere una cultura diversa, riuscendo a coglierne i dettagli più intimi e sinceri, concretizzando dei legami umani è uno dei miei grandi sogni, e sono fiducioso che presto si realizzerà

Priorità politiche:

Parlare di “priorità” in politica è sempre difficile, poiché significa, in qualche modo, anteporre un problema ad un altro. La sanità è maggiormente prioritaria rispetto alla scuola, ad esempio? Non me la sento, in tutta onestà, di rispondere a questa domanda.
Invece di priorità parlerei dunque di obiettivi. E quindi parlo di una Società migliore, dove non ci sono ricchissimi e poverissimi, dove l’ambiente è tutelato e in salute, dove la sanità, lo studio, la casa ed il lavoro sono accessibili a tutti. Dove tutti hanno i mezzi e le possibilità per realizzarsi e vivere una vita dignitosa. Oggi, per responsabilità di chi preferisce pensare agli interessi propri senza badare a tutti gli altri, questa Società è solo un sogno. Ma il sogno, in fondo, non è il motore del successo?
Qualcosa, però, in una campagna elettorale si deve pur dire. Non parlerò però, o per lo meno non lo farò in maniera centrale, di lavoro, di sanità, di scuola o dei temi esposti prima. No, non lo farò. Perché ne parlano tutti e il coro è già grande a sufficienza.
Cercherò di parlare di migrazione, invece. Non di come gestirla qui, da noi. Cercherò di capirne le cause. Perché i popoli del Sud del mondo si spingono verso il Nord? Perché si fugge dalla Libia e dalla Siria, oggi?
“Perché c’è la guerra!”, risponderebbe qualcuno. Ma perché ci sono questi conflitti? Chi li ha finanziati? Chi li sostiene? Perché si combattono?
E la Svizzera, in questo scacchiere internazionale, come si pone? Quale è o quale dovrebbe essere il suo ruolo? Quali le responsabilità?
Il mio intento sarà dunque, umilmente, quello di parlare di quei temi importanti dei quali, nella politica di oggi, si rinuncia a parlare. Di quei temi che dovrebbero essere al centro del dibattito politico e che invece sono chiusi nei cassetti a prendere polvere, come se fossero secondari. Come se la profonda sofferenza di migliaia di persone non fosse cosa di cui vale la pena occuparsi.
Parliamone, invece. Cerchiamo di capire. E poi proponiamo delle soluzioni ragionate e pertinenti, senza mai dimenticarci che dietro ad un tema ci sono sempre delle persone con le proprie intime sofferenze. E che noi, quelle sofferenze, non possiamo far finta di non vederle.

Temi scelti per la campagna:

Migrazione e integrazione:
In Svizzera vivono persone provenienti da circa 140 nazioni. Una persona su cinque non ha un passaporto svizzero e un matrimonio su tre è misto. Ma la Svizzera è già di per sé una Società multiculturale: parliamo quattro lingue diverse, a fronte di quattro culture diverse, escludendo le micro identità locali.
L’integrazione in Svizzera non è però del tutto positiva: secondo uno studio internazionale, il Mipex, quando si tratta di permessi di residenza a lungo termine, naturalizzazione e ricongiungimento familiare, gli immigrati in terra elvetica non hanno vita facile.
Il sistema federale svizzero è ritenuto in gran parte responsabile di questa situazione. Dal rapporto emerge come la condizione “complessa e onerosa” della divisione nazionale per cantoni sia “particolarmente sfavorevole” all’integrazione. Manca una “definizione nazionale” in termini di integrazione, insomma.
Gli ostacoli emergono in particolare quando si tratta di accesso legale al mercato del lavoro. In Svizzera infatti le vittime di discriminazione in questo campo sono molto meno protette e supportate rispetto a qualsiasi altro Paese nel Continente europeo.
L’integrazione di nuove élite straniere non pone problemi: esse hanno le loro proprie reti, vivono in comunità, parlano inglese e mandano i loro figli nelle scuole internazionali. Le fasce meno abbienti, invece, tendono ad essere escluse dalla vita sociale ritrovandosi in veri e propri ghetti.
La dimostrazione del fallimento dell’integrazione nel nostro Paese è chiaramente visibile all’interno delle statistiche delle assicurazioni sociali. Infatti iI 42% dei disoccupati sono stranieri, così come il 44% dei beneficiari dell’aiuto sociale (60% se si contano i naturalizzati) e il 37% delle persone che ricevono rendite dell’assicurazione invalidità. (dati 2011)
Non ci sono sono lati negativi, però. L’integrazione degli immigrati nel sistema sanitario, ad esempio, è al secondo posto a livello mondiale, e le politiche sulla possibilità di partecipazione politica, di mobilità interna, di vita pubblica, di educazione e attività aggregative si attestano nella media Europea (le quali rimangono comunque generalmente insufficienti).
Riassumendo, dunque, la Svizzera si adopera in maniera ottimale sul piano dell’integrazione sanitaria e dei bisogni esistenziali per i migranti, ma arranca quando si tratta di facilitare l’accesso alla nazionalità. In particolare, poi, l’agenda politica federale non prevede di legiferare nei sensi di una legge anti-discriminazione, la quale è la pecca più importante sul piano dell’integrazione nel nostro Paese.

  • Fare una legge a protezione della discriminazione a livello federale;
  • Incrementare la possibilità di accedere all’educazione a tutti i gruppi, compresi i migranti;
  • Incrementare il riconoscimento di titoli di studio esteri (attenzione alla qualità);
  • Incrementare il supporto verso i migranti nel solco di una maggiore partecipazione nella vita civile.

Un ultimo elemento di interesse: a partire dall’entrata in vigore della libera circolazione delle persone in Europa: oggi il 70% degli immigrati provengono dall’Unione europea e il 60% di tutti i nuovi arrivati è titolare di un diploma di scuola superiore (due volte di più che gli Svizzeri stessi). Questo, misto all’assenza di misure d’accompagnamento efficaci, è causa di forti problemi sul mercato del lavoro, in particolare in Ticino.
Alloggio:
Il diritto ad un alloggio dignitoso è un diritto primario al quale ogni persona dovrebbe avere accesso.
In Svizzera la situazione del mercato dell’alloggio è sempre più̀ acuta, in particolare nei centri e negli agglomerati urbani, nei quali assistiamo ad una crescente tensione causata dalla difficoltà di trovare una casa a pigione moderata.
Il tasso ipotecario di riferimento è un elemento fondamentale che va tenuto in considerazione quando si parla di alloggio in Svizzera. Questo negli ultimi anni ha subito un abbassamento costante, fino ad essersi assestato all’attuale 1.75%, ovvero il valore più basso mai raggiunto. Di fatto, dunque, i proprietari di immobili spendono sempre meno, ma i canoni di locazione non fanno che aumentare.
Vi è poi il rischio sociale, ovvero quel fenomeno per il quale attraverso la creazione di quartieri per ricchi e per poveri assistiamo ad una ghettizzazione “di fatto”, con il pericolo della creazione di tensioni sociali.
È inoltre da considerare come la presenza di inquilini benestanti abbia come effetto immediato l’aumento delle pigioni negli agglomerati e nei centri urbani e, nel corto e medio termine, causa una migrazione verso le periferie delle famiglie e del ceto medio.
Sul solco di questa penuria di alloggi a pigione moderata la popolazione tende a migrare verso le periferie e i piccoli centri, con conseguenze negative anche per il trasporto pubblico e la mobilità in generale.
A livello ticinese, e perché no anche nazionale, si potrebbe seguire l’esempio del Canton Zugo, il quale, trovandosi confrontato con un tasso di sfitto preoccupante, ha deciso di costruire degli alloggi a pigione moderata. Il Canton Zugo ha messo a disposizione dei terreni di sua proprietà̀ e ha creato dei vincoli edificatori per ampliare in maniera considerevole il parco alloggi a pigione moderata e accessibile
Confederazione e Cantoni dovrebbero inoltre attivarsi al fine di aumentare gli alloggi a pigione moderata e il parco di abitazioni di utilità pubblica, evitando allo stesso tempo che i programmi pubblici destinati a finanziare i risanamenti energetici conducano ad aumenti ingiustificati delle pigioni. Tendenzialmente ogni anno il 10% delle nuove costruzioni dovrebbero essere messe a disposizione per alloggi di utilità pubblica e a pigione moderata