No allo Stato ficcanaso!

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Oggi abbiamo lanciato il referendum contro alla LSI, la quale rappresenta una massiccia minaccia alle libertà fondamentali, alla privacy e alla democrazia, andando a toccare tutte le cittadine e tutti i cittadini, indipendentemente da un soggetto concreto nei loro confronti. Di seguito il Comunicato Stampa ufficiale della neonata “Alleanza contro lo stato ficcanaso”, all’interno della quale la GSS occupa un ruolo centrale.

La nuova legge sul servizio informazioni della Confederazione (LSI) prevede inasprimenti massicci presso la sicurezza di Stato, aprendo così la porta allo Stato ficcanaso. A una conferenza stampa tenutasi oggi a Berna, „l’Alleanza contro lo Stato ficcanaso“ ha annunciato il referendum contro questa legge inutile e pericolosa.

Il 25 settembre, il Parlamento ha promulgato la nuova LSI, espandendo così notevolmente le competenze del servizio svizzero d’informazioni. Senza bisogno di un sospetto, la sicurezza di Stato dovrebbe potere spiare le comunicazioni e la privacy dei cittadini, sorvegliando così le loro vite. A una conferenza stampa, “l’Alleanza contro lo Stato ficcanaso“ ha presentato i motivi per il referendum contro la legge di sorveglianza.

“Al più tardi dalle rivelazioni di Edward Snowden e l’affaire NSA, sappiamo con che estensione i servizi segreti possono, tramite moderni mezzi tecnologici, sorvegliare la sfera privata dei propri cittadini e intervenire nei loro diritti fondamentali” spiega il presidente della GSS Fabian Molina. Proprio per questo motivo dobbiamo porre una cornice legislativa chiara e severa alla sorveglianza statale, cosa che la nuova LSI non fa.

Regula Rytz, Co-Presidente de I Verdi Svizzeri, spiega: “La nuova legge porta al mischiare le competenze delle inchiesta giudiziarie con il servizio informativi e gioca così con principi del nostro Stato di diritto. In uno Stato di diritto le competenze per l’inchiesta e la sorveglianza devono essere in mano ad autorità civili e non ai servizi segreti”.

Per il Consigliere Nazionale socialista Jean Christophe Schwaab è chiaro: “La sorveglianza preventiva è riprovevole, perché corrisponde a una lesione della propria sfera privata senza sospetto fondato. È riconosciuto che ciò significa un notevole intervento nella privacy, già solo per il fatto della presunzione d’innocenza. Di conseguenza è necessario, che ciò venga eseguito solo sulla base di un sospetto fondato per un grave reato e sotto controllo giudiziario, e assolutamente non sulla base di dati finti o assunzioni intuitive, quali la partecipazione a una manifestazione e una barba da hipster poco curata”.

“Il servizio informazioni riceve nuove competenze dalla LSI, che fino ad ora non erano neppure permessi in Svizzera, o per i quali addirittura si rischiava una procedura d’inchiesta” spiega Viktor Györffy, avvocato e presidente di dirittifondamentali.ch. “La LSI porterebbe quindi prevedibilmente a pesanti infrazioni nei diritti fondamentali di numerose persone”.

In modo particolare attraverso l’esplorazione dei segnali via cavo, i diritti fondamentali vengono feriti gravemente, come mostrato da Simon Gantenbein di Digitalen Gesellschaft: “Veniamo tutti sorvegliati, e non solo pochi sospetti. L’hanno pure ammesso i sostenitori della legge. La sorveglianza inizia già dalla ricezione e registrazione di informazioni. Per questo motivo l’esplorazione dei segnali via cavo è una forma della sorveglianza di massa indipendente da concreti sospetti e viola in modo eclatante i nostri diritti fondamentali”.

La raccolta firme per il referendum inizierà probabilmente il 6 ottobre.

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