Obsolescenza programmata

di Giulio Bozzini, candidato GISO al Consiglio Nazionale

Un fenomeno diffuso nella società dei consumi è quello dell’obsolescenza programmata. Dal 1924, con la scoperta del cartello delle lampadine ”Phoebus”, si sono verificati più casi di lobby di industrie dedicate allo stesso prodotto che si sono accordate per stabilire una durata massima dello stesso, così da aumentare le vendite nel tempo.
Anche oggi moltissimi oggetti di uso quotidiano, come lavatrici, televisori o smartphone oltre alle già citate lampadine, sono progettati appositamente con materiali che ne determinano il guasto in un tempo prefissato. Inoltre, molte aziende creano nuove versioni dei loro articoli in realtà non qualitativamente migliori dei precedenti e pubblicizzano enormemente il lancio riuscendo a convincerci di necessitare di essi. Questo malato circuito porta la società a spendere soldi inutili che paradossalmente provengono anche dalla vendita di altra merce non durevole. Tutto ciò nuoce anche all’ambiente, siccome spesso i prodotti contengono materiali non riciclabili o molto difficili da smaltire.
In Francia è stata recentemente introdotta una legge che prevede una detenzione fino a due anni e multe a partire da 300’000; mentre in altre nazioni europee si stanno effettuando proposte in questo senso. Questo tema tocca anche la Svizzera e, se puntiamo a diventare una società sostenibile soprattutto dal punto di vista ambientale, lo si deve affrontare.

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