Un patto generazionale per il lavoro

Di Andrea Ghisletta  (GISO) e Pelin Kandemir Bordoli, candidati al Gran Consiglio

In Ticino la disoccupazione giovanile è un problema. Ed è un problema serio anche perché sfugge in gran parte alle statistiche. Un giovane che non ha mai lavorato non può far capo alla disoccupazione e molti di loro non risultano dalle cifre che ci fornisce regolarmente la Segreteria di Stato all’economia o da quelle della statistica cantonale. Tali cifre attestano comunque la disoccupazione giovanile nel nostro cantone a percentuali molto più elevate rispetto alle altre età.

Per un giovane non trovare lavoro è una mortificazione che può portare ad una grande disillusione: per cosa ho studiato, per cosa ho seguito una formazione professionale? Per starmene con le mani in mano? È una condizione devastante per i giovani, può minare la fiducia nelle proprie capacità e nella possibilità di costruire il proprio futuro con risvolti sociali pericolosi. Ed è anche una seria preoccupazione per l’intera società a cominciare dalle famiglie, amareggiate davanti alla situazione del figlio o della figlia.

Da qui la proposta avanzata dal Partito socialista attraverso una mozione presentata dal gruppo in Gran Consiglio: unire le due estremità del lavoro, il capo con la coda. In estrema sintesi affiancare a lavoratori che nel giro di due anni andranno in pensione un giovane da assumere, affinché, accompagnato dall’anziano, impari il mestiere. Non è un’idea del PS, viene già applicata in Francia nel cosiddetto contratto di generazione, per il quale lo Stato prevede un aiuto finanziario alle aziende che lo mettono in pratica.

È un’idea semplice ma efficace che in Francia sta dando ottimi frutti, senza considerare che in questo modo non si mettono più in competizione lavoratori anziani e lavoratori giovani al primo impiego. Speriamo vivamente che adesso Consiglio di Stato e Gran Consiglio diano seguito a questa proposta.

Lascia un commento